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La corruzione con apparenza lecita
The corruption that seems to be legal
Revista Eurolatinoamericana de Derecho Administrativo, vol.. 2, no. 1, 2015
Universidad Nacional del Litoral

La corruzione con apparenza lecita

Revista Eurolatinoamericana de Derecho Administrativo
Universidad Nacional del Litoral, Argentina
ISSN-e: 2362-583X
Periodicity: Semestral
vol. 2, no. 1, 2015

Received: 12 December 2014

Accepted: 07 January 2015

Autores mantienen los derechos autorales y conceden a la revista el derecho de primera publicación.

This work is licensed under Creative Commons Attribution 4.0 International.

Sommario: Tutto quello che ci fa sentirci meglio è stato creato dall’immagionazione umana. Le nozioni di proprietà e di sviluppo sono essenziali per lo studio di questo oggeto perchè la corruzione presuppone un patrimônio – pubblico, in questo caso. L’uomo è creativo. Ci sono due tipi di esseri umani: quelli che creano alcuna cosa – loro sono gli imprenditori – e quelli che pensano che il mondo è disponibile e libero per essere usato – loro sono i pesi morti – ovvero, spesso, per essere usurpato – loro sono i predatori. Ambedue predatori e pesi morti sono nocivi, ma loro raggiungono il maggiore livello di malvagità quando sono publici ufficialli perchè il denaro è pubblico e la vitima è la colletività – loro sono i corrotti. Bisogna eliminare i corrotti, il popolo può fare questo per il voto.

Abstract: Everything that makes us feel better was created by human imagination. The notions of property and development are essential for this subject because corruption pressupposes immediately or indirectly a patrimony – public, in this case. The man is creatif. There are two kinds of human beings: those who create something – they are the entrepreneurs - and those who think that the world is available and free to be used – they are the deadweights- or, often, to be usurped – they are the predators. Both predators and deadweights are harmful, but they attempt a higher level of badness when they are public officers because the money is public and the victim is the society – they are the corrupts. It’s necessary to eliminate the corrupts, the people can do it by the vote.

Keywords: corruption, administrative morality, infrastructure, efficiency, development.

1. INTRODUZIONE

Il tema di questa ricerca si riferisce all’uso indebito di strumenti giuridici con scopi illeciti ma con apparenza lecita. Questo uso indebito di cui io voglio parlare è quello che un pubblico ufficiale adopera per ottenere, per sé o per altri (parenti oppure amici) vantaggi indebiti. Saranno perciò analizzati gli atti di corruzione che sembrano essere leciti.

Fatte queste prime osservazioni, si può parlare di qualche usi indebiti più speciali. Alcuni nozioni giuridiche sono più spesso indebitamente usate con l’obiettivo di fugire dal controlo del Potere Giudiziario, come, per esempio, la discrezionalità ed il cosi detto atto politico. La discrezionalità è sostituta per l’arbitrarietà truccata per farla sembrare lecita. Ogni persona ha dei parametri morali diversi che definiscono la diversità degli atitudini e che impediscono. I corrotti non hanno nessun limite morale quando vogliono ottenere vantaggi per sè ovvero per altri. Loro sonno abili per fare lo sfruttamento finanziario o materiale dell’interesse pubblico e per mascherare suoi atti di corruzione.

Il verbo corrompere deriva ovviamente dal verbo latino rumpere, ma l’acrescimento del prefisso –“con”- fa presupporre la necessità di due persone per completarsi la rottura, o l’atto corroto. Spesso si afferma che i due soggetti sarebbero quello che sta corrompendo e quello che sta essendo corrotto, ma non tutti gli atti di corrozioni hanno un corruttore. I due soggetti che esistono sempre sono il popolo (che è la vittima) e il pubblico ufficiale, governante o mandatario (l’auttore). E la rottura è commessa per il pubblico ufficiale che abbusa della cofidenza del popolo, dello stesso popolo che paga per soddisfare gli esiggenze del interesse pubblico.

Purtroppo nessun atto è immune all’uso indebito per ottenersi delle vantaggi che le norme giuridiche mai offrirebbero, ma ci sonno alcuni atti, istituti e momenti della funzione pubblica che sembrano essere più accessibili ai corrotti. Gli detti atti politici e gli atti discrezionali sonno due istituti di Diritto più terribilmente suscetibili ai atti corrotti. Succede cosi perchè questi due speci di atti pubblici sono sindacabili in sede giurisdizionale soltanto quando sono affetti dai vizi di sviamento o eccesso di potere.

Pranab Bardhan, economista indiano che si è radicato negli Stati Uniti[1] definisce corruzione come un uso illecito della pubblica funzione per ottenere dei guadagni privati.

Nel senso giuridico, lgi atti di corruzione indicano, in generale, il comportamento proprio dei pubblici ufficiali quando loro ricevono, per loro stessi ovvero per altri, risorse, beni o dei favori indebiti.

Nei gruppi umani dove il sistema politico si caratterizza per gli abitudini e le condotte corrotte riceve il nome di cleptocrazia, termine cui sgnificato corrisponde a sistema governato da ladri perché è un gruppo sociale in cui i ladri e corrotti accedono al potere e trafficano spessamente con i governatori, i congressiste e qualchevolta i giudici. Quando la corruzione è più indiscreta, è designata per l’espressione dispregiativa repubblica delle banane. Questa espressione si origina dei paesi latinoamericani cui governanti corrotti erano sottomessi ai politici, anche loro stessi corrotti, di paesi ricchi ai qualli loro esportavano delle banane.

Cheryl W. Gray e Daniel Kaufmann hanno concluso che nei paesi in sviluppo la corruzione può produrre degli effetti positivi, che è endêmica e che è meglio usare i piccoli mezzi financiari diponibili che investire nai mezzi di controlo della legalità, ed alertano che il costo dela corruzione è colossale e che la sua estensione è variabile secondo il paese, lei può essere rara, generalisata oppure sistêmica e, per la juguler bisogna cercare le sue cause profunde[2].

Non si può, infine, prescindere di delineare l’oggeto di questo studio. La ricerca che ha prodotto questo texto si è preocuppata com gli atti commessi per i publici ufficiali oppure per quelli che sono incaricati di prestare pubblici servizi. L’oggeto di questo studio è la corruzione in suo senso più ampio, quello che raggiunge la corruzione per ottenere dei vantaggi indebiti di varie nature, e non solo economici.

2. LA CORRUZIONE E LO SVILUPPO

Come dichiarato nel primo paragrafo, l’oggetto di questo studio non si limita ai atti di corruzione che resultano en perdite economiche, ma considera anche i costi indiretti, psicologichi, culturali, sociali, e tutti altri che nel presente sonno suscettibili di produrre o, nel futuro, produrranno dei risultati dannosi allo sviluppo della colletività, del popolo e degli individui che lo formano.

Una questione è fondamentale: chi è il protagonista della costruzione dello sviluppo futuro e del benessere degli umani, lo Stato, suoi governanti, i pubblici ufficiali o la colletività? Lo Stato è creato dal popolo, i governanti sono gli impiegati della colletività, il pubblico ufficiale deve appena agire, materializzare la volontà colletiva statuita, spressa ovvero implicitamente, dalle leggi[3]. Ossia, senza il popolo, non ci sarebbe mai lo Stato, neppure il governante neanche i pubblici ufficiali. L’unico protagonista del futuro è l’uomo, ovvero sono gli uomini che formano questo fenomeno di fondamentale importanza chiamato popolo. Se il popolo è il protagonista, non ci sarà nessun sviluppo quando gli Stati, i governanti o i pubblici ufficialli agiscono nei sui particolari interesse ed a detrimento degli interessi della colletività.

La litteratura americana spesso si riferisce alla petty corruption, alla grand corruption ed alla political corruption. Transparency International, nel suo site, definisce le tre speci[4]. La picola corruzione è caratterizata per due aspetti principali, l’autore dell’atto corrotto è un ufficiale di stato minore, la vitima è il cittadino comune ed il valore è spesso picolo:

“La picola corruzione si riferisce agli abusi giornalieri di potere commessi da pubblici ufficiali di stato minore nelle loro interazioni con i cittadini comuni, che spesso stanno tentando acesso ai beni o servizi nei luoghi come opedali, scuole, departamenti di polizia ed altre agenzie”.

La grande corruzione se riferisce agli ottenimento di vantaggi indebiti nel magiore livello di governo mediante devianze di procedure oppure delle funzioni centrali dello Stato. E la corruzione politica è quello che succede quando i risponsabili delle decisioni politiche abusano della loro posizione per sostenere loro potere, loro status e loro ricchezza, e, per fare questo, loro manipolano dei programme di governo, dele degli istituzioni e dele norme di procedura nella destinazione delle risorse pubbliche e dei sussidi.

Ma questa classificazione è determinante per concludere se solamente una delle tre nuocerà allo sviluppo, ovvero se le tre lo nuoceranno? Orbene, tenuto conto dei parametri del benessere, a chi interessa se c’è un unico corrotto ovvero ci sono molti, o se il corrotto è un amministratore, un pubblico ufficiale, un governante oppure un politico? Al popolo interessa il risultato, principalmente la perdita risoltante, perchè nel risultato le sottrazioni di denaro pubblico già vengono multiplicati. Neppure la piccola corruzione può essere misconosciuta perchè quello che interessa è loro somma.

3. L’EFFICENZA, L’INFRASTRUTTURA E LA LOGISTICA

Ovviamente non importa qui la nozione di efficenza impresariale, ma l’efficenza statale. Mentre l’impresa efficente è quella che riesce a ridurre al minimo i sui costi di produzione per ottenere il massimo guadagno, lo Stato efficiente è quello che riesce a compiere tutti i suoi doveri e le finalità determinati dal suo popolo nella costituzione.

È indiscutibile che se i mandatari di un determinato Stato sono corrotti, loro non riusciranno mai essere efficienti perchè loro aspirano a compiere degli interessi incompatibili con quello che il popolo ha definito nella sua costituzione.

L’efficenza dello Stato non è un obbietivo facile da essere raggiunto. L’efficenza presuppone anzitutto l’abilità e l’onestà dei mandatari e di tutti gli agenti pubblici, la loro dedizione alla volontà pubblica, l’obbietività e, infine, tutte qualità con cui la corruzione è assolutamente incompatibile.

Si ha già parlato dell’assoluta importanza della probità per si ottenere lo sviluppo. Capire, dunque, l’importanza dell’infrastruttura é semplice poichè l’infrastruttura è il presupposto materiale dello sviluppo, e l’imprenditorismo è il suo presupposto procedimentale.

L’infrastruttura, tuttavia, da sola, non è sufficiente per garantire lo sviluppo. È necessario dare l’impulso all’insieme di tutte le attività indispensabili per diventare efficiente l’infrastruttura. Questo insieme di atività è la logistica. Si può, infine, dire che l’infrastruttura è il motore dello sviluppo, la logistica è il suo funzionamento e l’efficienza e la probità sono i suoi combustibili; non c’è, quindi, per la corruzione nel motore dello sviluppo.

4. LA CORRUZIONE IN BRASILE

Il libro Corrupção: fonte de injustiça e impunidade (Corruzione: sorgente di ingiustizia ed impunità), scrito dal l’autore brasiliano Osmar Alves de Melo[5] commenta alcune peculiarità della corruzione in Brasile. Lo stesso autore a scrito che la corruzione è così antica che il mondo: il mondo nasce con l’espulsione d’Adamo e Eva dal paradiso: loro sono cacciatti dal paradiso perchè loro sono stati corrotti per la serpente.

L’autore osserva che la corruzione nel Paese è apparsa nel territorio prima della formazione della Reppublica Brasiliana; lui dice che alcuni studiosi del tema hanno concluso che la corruzione politica brasiliana è un fenomeno endemico provocato per le procedure introdotte dalla colonizzazione portoghese. Questo naturalmente non significa che senza i portoghesi non c’ers corruzione in Brasile, però significa che la corruzione comessa dai pubblici ufficiali brasiliani è quella che loro hanno apresso con i portoghesi. Lo stilo della corruzione brasiliana non è quello degli altri popoli, ma quello della Penisol Iberica e, più di questo, con delle caratteristiche portoghese.

Prima, c’era quello che in Brasile si chiama “feitorias” (fattorie): i fattori prendevano possesso del suolo concesso dal re portoghese, e loro - i fattori - erano la legge, l’ordine e la giustizia. Questo fenomeno ha probabilmente influenzato la maniera con cui gli pubblici amministratori considerano loro ufficio.

Dopo loro, i fattori, sono sorte le capitanerie ereditarie ed i loro capitani ereditari. Questi capitani anche hanno contribuito al modello adotato dai publici administratori del Paese. E questi capitani anche erano coloro che potevano fare tutto quasi che senza limiti.

Infine, si può dire che il modello adottato dai pubblici ufficiali brasiliani è stato delineato per molti fattori, però la magioranza è anteriore alla formazione del paese come una repubblica indipendente. Purtroppo le radici della corruzione sonno anche adottate dai modelli che precedono la nascita dello stato brasiliano e questo è molto spaventoso perchè ci sonno molte abitudini ereditate come dei modelli culturali naturali ed inquestionabili ma che sonno illecite. Nonostante, la spiegazione non è cosi semplice e la cerca deve essere più profonda. Ci sono, ad esempio, alcuni momenti della Storia del paese che possono contriburre alle conclusioni: quando i portoghese sono arrivati alle terre brasiliane, i studiosi dicono che loro hanno regalato degli specchi agli indigeni come se quell’atto fosse un semplice piacimento agli abitanti delle terre scoperte. Però la Storia ha rivelato un’altro aspetto dalla condotta dei portoghesi: loro hanno subornato gli indigeni per diventare più facile la consquista e l’esplorazione della nuove terre. Ma, come si vedrà, la corruzione non è una esclusività brasiliana ovvero latina, nemmeno occidentale.

5. LA NATURA DELLA CORRUZIONE

La corruzione è anzitutto una devianza di comportamento che sucede quando una persona si allontana dalle direttive di condotta definite dallo Diritto.

Si dice, infine, che la corruzione è, per natura, un fenomeno umano. E questo lo si può costatare fin dalle più antiche civilità. Forse la deviazione che determina gli atti di corruzione, più che umana, sia animale. Non è improbabile che la radice della corruzione sarebbe nata nel cervelletto dei animali detti inferiori, ma la risposta a questa questione non cambierà le conclusioni di questo studio.

Se è vero che la corruzione sarebbe un fenomeno umano, è anche vero che non é una caratteristica peculiare ed inevitabile del’uommo, ma una scelta. E questa scelta dipende dall’indole di ciascuna persona.

Le reazioni della società a la stessa condotta corrotta variano nello spazio e nel tempo secondo il contesto del momento e della Storia de la stessa coletività, secondo il luogo dove si commette l’atto corrotto, e secondo la situazione.

Una persona può essere corrotta per tre diversi ragioni le quale determineranno le tre principali modalità di corruzione:

la corruzione commessa per scopo, come il semplice ottenimento di denaro; la corruzione commessa per strumento, come la formazione di grupi per corrompere altri publici ufficiali oppure gli particolari; la corruzione mista, per scopo e per strumento, come la formazione di un grupo che doverà osservare e applicare una procedura predeterminata ed efficace per ottenere dei vantaggi illeciti.

6. LACORRUZIONE – UNA SCELTA CONSAPEVOLE

Si deve qui chiedere permesso per fare un paragone: la corruzione non è un peccato originale, ma un peccato mortale perchè gli atti di corruzione si sottomettano al libero arbitrio. Ovviamente ci sono molte teorie create da studiosi della devianza di comportamento che cercano di esplicare perché alcuni individui commettono devianze di condotta come la corruzione. Tuttavia, la spiegazione che potrebbe essere chiamata teoria della scelta consapevole è quella che più convincentemente esplica la causa[6] dell’atto corrotto.

Nella tesi della scelta consapevole, il libero arbitrio dell'autore dell’atto di corruzione sarebbe determinante perchè gli individui hanno l’ampia e libera autonomia per fare la scelta fra la violazione e l’adempimento dalle norme. Ossia, la teoria della scelta consapevole è l’unica che può esplicare perchè la personna non commette l’atto corrotto se lei non vuole.

Alessandro d’Avenia[7] dice che “Noi siamo diversi dagli animali, che fanno solo quello che la loro natura comanda. Noi invece siamo liberi. È il più grande dono che abbiamo ricevuto. Grazie alla libertà possiamo diventare qualcosa di diverso da quello che siamo”. Se può considerare questa frase di Alessandro come un messagio ai corrotti perchè essere onesti dipende solo del loro libero arbitrio.

Il libero arbitrio è allo stesso tempo una buona qualità e un difetto perchè l’uommo è creativo per fare ciò che è certo, ma anche per fare ciò che non è certo. Il problema diventa più complesso perchè i corrotti sanno molto bene come fare, con apparenza lecita, quello che non è certo.

Il libero arbitrio è fondamentalmente considerevole nall’evoluzione dgli ummani, ma ha anche imbarazzato la stessa evoluzione perchè non è possibile prevedere quello che l’uommo farà o non farà, ma è possibilie prevedere quello che lui deve fare e quello que lui non può fare. La norma giuridica fa questo. È opportuno, e non è mai inutile, ripetere che qui si parla della norma e non della legge. La legge è fondamentale al Diritto, però lei non è il Diritto ma appena la sua fonte. La norma, invece, è estratta della legge, così come si estrae il suggo dalla fruta, anche la norma non è inventata ma esiste già espressamente nella legge o è appena sottintesa.

Sembra semplice, ma come può un pubblico ufficiale capire questo se lui non a studiato Diritto? Oppure se lui non a corso nessuno? Questa difficoltà è la sorgente di molte illecità senza nessuno dubbio.

Ma l’altra illecità è più grave, quella commessa per quelli che conoscono il Diritto, commessa per qualli che sono consapevoli dell’illecità dell’atto, commessa per quelli che sanno molto bene come fare per agire illecitamente però con apparenza lecita.

7. LA CORRUZIONE E LA NOZIONE DI PROPRIETÀ

Molti studiosi, principalmente nei campi del Diritto, della Sociologia e della Filosofia, hanno già concluso che l’idea di proprietà è stata inventata dall’uomo. Nonostante gli studi fossero seri, bisogna ricercare questo oggetto negli altre scienze. Bisogna, per esempio, chiederesi all’Antropologia, ovvero all’Etologia, se, infatti, la nozione di proprietà è stata creata artificialmente ovvero scoperta dall'uomo in epoche remote? Ma questa ricerca può condurre a una grande sorpresa perche gli origini della proprietà possono non essere razionali bensi istintivi.

Gli animali, spesso i mammiferi, hanno l’abitudine di marcare il loro territorio. É un innato istinto. Si potrebbe dire que questa “proprietà” sarebbe colletiva, ma lei appartiene al gruppo o ai maschi maturi? Il maschio alfa ha il potere di schegliere quelli dei membri del gruppo che possono rimanere nel territorio marcato.

É, infine, il maschio dominante, lui stesso, che marca il territorio del gruppo, o almeno una femmina alfa ovvero una coppia alfa. Chi sonno allora i “proprietari”, tutti i membri del gruppo oppure soltanto il maschio, la femmina o la coppia alfa?

Quantunque superficiali, queste considerazioni sotto la nozione di proprietà hanno una fondamentale rilevanza perchè, como si vedrà nel topico seguente, il corrotto è un predatore e lui non è troppo diverso degli animali predatori. I corrotti, ad esempio degli predatori del mondo animale, non crea niente, bensi solo sottrae quello che gli altri hanno creato oppure acquisto con il denaro ottenuto dal loro lavoro.

Bisogna ricordare che gli animali predatori non sonno soltanto i carnivori. Ci sono alcuni uccelli che buttano loro uova nei nidi di altri uccelli. Il cuculo, per esempio, non construisce mai un nido per suoi uova, ma deposte i sue uova nel nido di altro uccello. E l’altro uccello prenderà cura dei cuccioli del cucolo come se i piccoli fossero sui. Il cucolo non uccida la sua vittima per alimentarsi, ma preda il lavoro dell’altro uccello.

Bisogna, anche, osservare che gli animali che marcano loro territorio non sono soltanto i predatori. Al contrario, l’abitudine di segnare il territorio è uma caratteristica degli animali socievole e spesso più intelligenti dagli altri, come il coniglio, per esempio.

8. IL CORROTTO – UN PREDATORE

Ci sono altre caratteristiche dell’uomo che contribucono alla corruzione. L’uomo, qui inteso come l’essere umano – uomini e donne, è un animale socievole, ma nello stesso tempo è un competitore (è competitivo). La competizione dell’uomo può diventare un diffeto o una virtù.

Per competere, ovviamente una persona a bisogno di possedere più ricchezze delle altre.

Alcuni individui producono le proprie ricchezze con la loro capacità creativa e laborativa; loro producono nuove ricchezze; loro sono degli imprenditori (ossia, creatori).

Gli altri, al posto di lavorare, cercano di ottenere le loro ricchezze senza sforzo, loro non producono nula; loro solo sottragono; loro sono dei predatori.

Gli imprendetori fanno lo sviluppo.

I predatori ostacolano lo sviluppo.

Non è dificile concludere che il corroto è un predatore.

Alcuni corrotti sono meno attenti, più cinici, commetono lo sbaglio senza la preoccupazione di essere colti in flagrante. Questi sono i meno pericolosi.

I più pericolosi sono quelli che mascherano, quelli che nascondono, quelli che cercano delle procedimenti leciti ma per ottenere vantaggi illeciti per sè o per altri.

Questi sono i più pericolosi. Loro pregiudicano direttamente la collettività e i singoli che, con credulità partecipano del procedimento travisato. Purtroppo, loro sono spessamente considerati come ‘leaders’, come i condottieri degli altri per fare quello che sarebbe certo.

Questi singoli sono illusi quando partecipano del procedimento, loro stano suponendo che la procedura è onesta.

Sì, la procedura sembra essere qualcosa di onesto, ma il cúi risultato era già stato prestabilito per favorire persone meno meritevole.

Non bisogna molto per immaginare quanto tempo e quanto denaro si spreca con questi procedimenti: la colletività perde tutto ciò che è deviato, i singoli concorrenti perdono il denaro che hanno investito nella partecipazione.

E, più considerevole, non si può mai dimenticare il denaro speso dalla Pubblica Amministrazione, il denaro del popolo.

9. LA CAUSA DELLA CORRUZIONE

Tutto che gli studiosi hanno fino oggi detto è importante, ma è inutile parlare appena dei sintomi della corruzione. È sempre più importante e necessario investigare la, così detta, causa del atto amministrativo travisato per l’amministratore corrotto. La causa è l’anima della procedura amministrativa e, sotto un altro punto di vista, lei è la colonna vertebrale del procedimento e, per essere questo, non tollera nessuna devianza. Dove c’è devianza, la causa è ammalata.

Il termine causa deve qui essere inteso como il legame necessario tra il motivo, il contenuto e la finalità dell’atto amministrativo commesso in concreto; ossia, se il motivo è illecito, la finalità anche sarà illecita perchè lei è semplicemente la soddisfazione del motivo.

Motivo è sempre una necessità reale (spesso detta concreta) la cui soddisfazione è d’interesse pubblico. Per scoprire il motivo di ogni atto, basta chiederci: -che cosa a indotto il pubblico ufficiale ad agire?

Di solito si dice che il motivo è una situazione “concreta”, però la situazione non è sempre effetivamente concreta, nonostante sia sempre reale (obbietiva, ossia, esiste fuori dalla mente del pubblico ufficiale e deve essere da lui analizzata, e non può mai essere un prodoto della sua immagionazione, meno ancora essere scambiata per soddisfare i suoi disideri personali privati.

Per capire cos’è il pubblico interesse, si deve definire i parametri obbietivi (ossia, dei parametri che possono essere validi ed accetti da tutti, indipendentemente dalle loro convinzioni religiose, ideologiche, ecc.

Questi parametri è il Diritto che ce li offre perchè il Dirittoè l’unico insieme di norme che obliga indiferentemente tutti.

Esiste il pubblico interesse nelle situazioni la cui soluzzione è un dovere dello Stato, perciò l’interesse è detto pubblico, poichè è così importante per il popolo che lui stesso paga

Contenuto dell’atto amministrativo è ciò che efetivamente è fatto dalla Pubblica Amministrazione per realizzare l’interesse sottinteso nel motivo.

Sono esempi di contenuto: un concorso pubblico, una trattativa per giungere a un contratto, un’espropriazione, ecc. Per scoprire il contenuto, basta chiedersi: - che cosa si sta faciendo per raggiungere ciò che il motivo richiere?

La finalità del atto amministrativo è lo scopo che deve essere cercato.

Questo scopo deve essere sempre di interesse pubblico.

Nel atto corrotto, il pubblico ufficiale cerca di soddisfare un interesse privato.

La causa, infine, può essere intesa, inun senso figurato, come una linea che deve essere seguita e rispetata dal pubblico ufficiale.

C’è un detto popolare, forse universale, che afferma: “Dio scrive dritto su righe storte”. Ma quando si parla di corruzione sotto una apparenza lecita, si può dire che l’ufficiale corrotto scrive storto su righe dritte e, come le righe sono dritte, è molto dificile osservare l’illecità perchè la procedura correta (le righe) è il sua nascondiglio (le rgihe sono dritte).

La radice della corruzione con apparenza lecita, commessa in concreto, si può trovare nel contenuto o nella finalità che derivano di un motivo inventato o appena travisato per il corrotto. Opportuno adesso osservare come questo succede in ognuno di questi elementi dell’atto amministrativo.

La corruzione si trova allora nel motivo in due ipotesi:

a) quando l’ufficiale inventa un motivo che non esiste nel mondo reale, e lo inventa con caratteristiche tali che l’atto risulte in beneficio di lui stesso o di altri;

b) quando il motivo in realtà esiste, ma l’ufficiale lo travisa per favorire sè stesso o altri.

Nei due casi, se l’ufficiale è abile, è dificile scoprire la manovra e, conseguintemente, l’atto corrotto sembra lecito.

La corruzione può nascondersi nel contenuto del atto amministrativo quando l’ufficiale non a inventato, nemeno travisato il motivo, ma lui sceglie un procedimento scorreto per soddisfare il motivo.

Quando, per esempio, il motivo del atto amministrativo è la necessità di un bene immobile, il contenuto del atto può essere la compra di un bene immobile che già esiste, la costruzione del bene oppure la sua espropriazione. La scelta lecita dipende dai parametri del motivo del atto. Allora, se la necessità è passeggera, ma l’ufficiale si decide a comprare o a costruire il bene immobile per favorire il proprietario che non riusce vendere o la costruttrice di suo amico che dichiarerebbe fallimento, l’apparenza è lecita, ma l”atto è corrotto.

E, finalmente, la corruzione può nascondersi nella finalità dell’atto.

La finalità dell’atto amministrativo è il paradiso dei corrotti, lei representa tutto quello che il corrotto a voluto, ma è anche la finalità, lei stessa, che rivela l’esistenza del errore.

È nella finalità che l’ambizione e l’avidità del corrotto diventano più appariscenti.

10. LA CORRUZIONE POLITICA

Il filosofo José Antonio Martins[8] osserva che Platone è stato il primo studioso nella tradizione filosofica grega che si è interrogato sulle cause della corruzione politica. Martins ricercava di capire le idee di Platone quando, a concluso che c’erano sei forme di governo, che erano derivate da tre alternative: un unico governante, alcuni governanti e molti governanti.

Quando c’è un único governante e il regime di governo è onesto, si chiama monarchia. Ma quando c’è un único governante e il regime di governo è corrotto, si chiama tirania.

Quando ci sono alcuni governanti e il regime è onesto, si chiama aristocrazia. Ma quando ci sono alcuni governanti e il regime è corrotto, si chiama oligarchia.

Quando ci sono molti governanti e il regime è onesto, si chiama democrazia. Ma quando ci sono molti governanti e il regime è corrotto, si chiama anarchia.

L’auttore mette in evidenza che nel ricco pensiero ellenico le teorie sisvolgono e, dunque, la concezione aristotelica è parzialmente divergente del pensiero di Platone per molti motivi, alcuni dei quali saranno oggetto di commenti. Un regime, nel mondo reale, non è puramente, oppure esclusivamente, una monarchia o una aristocrazia, per esempio, la realtà è più complessa che le teorie. Quanto ai regimi, Aristotele há concluso che loro non si succedono necessariamente nella sequenza che Platone l’aveva immaginata, nonostante sarebbe più logica come, ma appena teoricamente.

Dai tempi di Platone e d’Aristotele fino ad oggi, molte cose si sono svillupate, i raporti umani – fra individui e fra gruppi – sono diventati molto più complessi, ma l’indole umana continua la stessa. Così, anche, se questa formula sembra tropo semplice, lei è molto ecitante e contiene ancora molta verità e vale la pena avaliarla e analizarla nei punti in cui oggi è ancora valida.

11.CONCLUSIONI

La corruzzione è stata un problema antico, ma rimane attuale. Gli elementi che caratterizzano la corruzione stanno ovviamente sempre si adattando ai diversi fattori storici e culturali, però rimangono gli stessi dai tempi più remoti.

Si è propagato, nel mondo e nelle varie epoche, il pensiero secondo il quale la corruzione sarebbe un fenomeno culturale intrínseco a ogni società a punto de concludere assurdamente che le colletività avrebbero la colpa, ovvero, almeno, una colpa concorrente. Questa affermazione innegabilmente non ha nessun fondamento obiettivamente sostenibile. È una affermazione che si sente e si legge tuttora in maniera perseverante, davvero caparbia, ma è equivocata. Se questa affermazione fosse fondata, non c’era nessun agente onesto. I membri delle società sono sempre molto eterogenei e non si giustifica che la responsabilità dei corrotti sia trasferita alla colletività.

I corrotti non praticano la corruzione a caso, per una infelice combinazione, ma come risultato prestabilito secondo un progetto cosciente, ovvero come manifestazione di molte presopposti mentali che si sono svolti soltanto nelle loro menti. È innegabile che loro sono consapevoli dei loro atti. Assolutamente assurdo, dunque, vittimizzare il delinquente poichè solo lui avrebbe potuto evitare l’atto corrotto.

La collettività non è responsabile per gli atti commessi per i corrotti, neanche complice. La colletività è, al contrario, la vittima.

Se i pubblici amministratori, i pubblici ufficiali, i governanti o, infine, qualche agente, corrotti sono consapevoli dell’illecità commessa. I fattori che determinano la pratica dell’atto corrotto si nascondeno nelle menti di coloro che lo hanno praticato. E, se la radice della corruzione è l’indole del pubblico ufficiale; se la radice della corruzione è nella persona del pubblico ufficiale, la semente sinasconde nell’ellettore che, quando vota, deve chiedersi se il tipo di candidato che lui preferisce elleggere per il potere sarebbe il corroto oppure il correto. La sapienza popolare ha costruito un proverbio spesso ripetuto per ricordare che finchè la pianta è tenera bisogna drizzarla.

L’equivocata conclusione che indica la società come risponsabile per la corruzione ha come premessa l’immaginaria inesistenza dell’agente dello Stato come persona capabile di ragionare su se stesso.

Non si può mai dimenticare che l’oggeto di questo studio è la corruzione con apparenza lecita, ossia quella che sicuramente è illecita, poichè tutte le corruzioni lo sono, ma la sua apparenza è stata forgiata per parire lecita di non svegliare l’attenzione della colletività e degli organi di controllo.

Orbene, nessuno forgia inconscientemente qualcosa, anzituto perchè l’atto di forgiare presuppone necessariamente una finalità predeterminata.

La coniugazione dela cattiva indole com l’ingegnosità, che è un procedimento anteriore all’atto di corruzione, già presuppone l’utilizzazione di un ragionamento complesso, e la fucina intellettuale necessária per rendere lecita l’apparenza della condotta corrotta, presuppone una costruzione di un percorso mentale rigorosamente obbietivo e logico.

La disconsiderazione della capacità di ragionare e di discernere il bene ed il male, ovvero la disconsiderazione della responsabilità dell’agente dello Stato, non fa altro che produrre un unico effeto: l’impunità dell’agente corrotto.

12. REFERENZE

BADHAN, Pranab. Corruption and Development- A review of Issues. Journal of Economic Literature, Vol. XXXV, American Economic Association, setemebre, 1997.

D’AVENIA, Alessandro. Bianco come il latte, rossa come il sangue. Milano: Arnoldo Mondadori Editore S.P.A., 2010.

GRAY, Cheryl W.; KAUFMANN, Daniel. Corruption et développement. Finances et Développement. Magazine Trimestrielle du FMI. Mars, 1998.

MARTINS, José Antônio. Corrupção. São Paulo: Editora Globo, 2008.

MELLO, Osmar Alves de. Corrupção: Fonte de Injustiça e Impunidade. Brasília. L.G.E. Editora, 2009.



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